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[Sherlock] Cinque più uno

titolo: Cinque più uno
fandom: Sherlock
personaggi: John Watson, Sherlock Holmes
genere: Commedia, Romantico
avvertimenti: slash, cretineria diffusa
tipologia: one shot (omg...)
rating: G/Verde
contoparole: 1152 (fiumidiparole)
Note: ALLORAAAAAAA! Questa storiella è tanto cretina ma a me piace proprio tanto, nei limiti delle storie cretine che ho scritto.
Dunque, la crossposteria: Sherlothon sherlockfest_it #8. "Chiunque dotato di cervello ti metterebbe a tacere con una ciabatta in bocca!", 15gen_sherlock "cinque volte", We are Sherlocked con "cinque volte che... e una che non...", 500themes_ita con 169. Un momento di tenerezza.
Qualcos'altro? No.
I numeri della lotteria vengono da LOST e ci sono due piccole citazioni a Conan Doyle, una "mediata" dai Mofftiss. Buona lettura!

«John!» esclamò Sherlock, sdraiato sul divano davanti alla televisione e abbracciato al suo cuscino preferito, fissando lo schermo con sguardo vacuo. «Sono usciti i numeri della lotteria.»

«E allora? Io non ho giocato alla lotteria» gli rispose John, impegnato a scrivere al computer dall’altra parte della stanza, probabilmente narrando una delle mirabolanti avventure di Sherlock.

«Pensavi seriamente di potermelo nascondere? Escono i risultati alle otto e trenta e tu li stai aspettando spasmodicamente, questa settimana non hai comprato la birra come sempre, che casualmente ha lo stesso prezzo del biglietto… io osservo, John, non sono cieco e sciocco come te. Adesso chiudi quel dannatissimo blog e vieni a sentire.»

Una voce di donna strillò eccitata:

«4! 8! 15! 16! 23! 42! Ripeto: 4! 8! 15! 16! 23! 42! Numero Jolly… 85!»

«Sarai più fortunato la prossima volta» mormorò Sherlock, alzandosi e canzonando John.

«Come fai a sapere che non ho vinto?» sbottò l’altro.

«Me lo stai chiedendo davvero? Ho memorizzato la combinazione. Hai lasciato lo scontrino nel portafoglio – ah, ricorda che ti devo restituire venti sterline.»

«Aspetta. Ho fatto cinque più uno! Non mi ricordavo l’ultimo numero ma… Sherlock, ho vinto!» John aveva preso il suo biglietto e aveva letteralmente iniziato a saltare per la stanza.

«Per me compra una parte del Commonwealth, grazie» replicò Sherlock senza scomporsi o senza allontanarsi dal suo caffè.

«Sherlock, non ti rendi conto! Possiamo trasferirci, avere un appartamento vero! È semplicemente straordinario, non trovi?» urlò John in preda all’entusiasmo, che era così forte da fargli abbracciare l’amico. Le loro labbra si avvicinarono molto, moltissimo. Sherlock si separò di colpo.

«A me piace il 221B. Che cos’ha che non va? Davvero, se proprio ci tieni a farmi un regalo mi basta l’Australia.»

****

«Continuo a non capire come io abbia potuto vincere» disse John all’improvviso mentre passeggiava lungo le rive del Tamigi con Sherlock, «è stato un vero colpo di fortuna!»

«Non esiste la fortuna, John, non dire assurdità» gli rispose Sherlock, fermandosi a osservare il tramonto. «Quello che non capisco è come tu abbia fatto a vincere senza indovinare la combinazione.»

«Si chiama cinque più uno. C’è un numero jolly, che scegli quando giochi. Vinci di meno, ma vinci comunque.»

Sherlock parve riflettere per qualche minuto, per poi esporre la sua opinione.

«Non ha assolutamente senso» sbottò infine, riprendendo a camminare.

«Chi se ne frega se ha senso o meno!» esclamò John. «Ho vinto! E non ho ancora deciso cosa fare con questi soldi.»

«Non devi decidere subito. Sono sicuro che ci sono ottime opportunità d’investimento» mormorò Sherlock, apparentemente preoccupato per qualcosa.

«Un penny per i tuoi pensieri. Adesso ne ho da vendere» sussurrò John appropinquandosi a lui.

«Niente, niente. Torniamo a casa? Magari vuoi passare a prendere un po’ di egiziano.» Voltandosi per incamminarsi verso Baker Street abbassò involontariamente la testa, e la sua bocca rischiò di cozzare contro quella di John.

«Ho proprio voglia di falafel.»

****

«Sherlock, il tuo telefono» urlò John. «Sherlock!»

Riemerse da sotto la doccia con due asciugamani, uno sui capelli e uno intorno alla vita.

«Certo, detective Lestrade, nessun problema! Io e Sherlock saremo da lei tra in un paio d’ore» aggiunse. «Naturalmente, glielo dirò!»

«Ti sei accorto che il telefono suonava?» sbottò John lanciando all’amico il costoso oggetto.

Sherlock lo guardò vacuo. «No.»

«Lo sai a cosa serve un telefono cellulare, vero? Se qualcuno ha bisogno di te può contattarti in ogni momento. Un grande passo avanti per l’umanità, a mio parere.»

«So perfettamente a cosa serve un cellulare, John.»

«Allora perché lo ignori? Era Lestrade, buon Dio. Quando Lestrade chiama c’è sempre qualcosa di importante, Sherlock! Dannazione, è il tuo lavoro!»

Sherlock alzò gli occhi dal suo giornale. «Scusami, John. Ero distratto.»

John lo guardò con aria confusa e decise di cambiare argomento. «Lestrade ha bisogno di noi… è per quella donna. Sai, la bionda maculata. Mi ha detto di dirti che un giornale ti vuole intervistare, non si ricorda quale.» Fece una piccola pausa e continuò. «Sto andando in banca a prelevare una parte dell’incasso. Se hai bisogno, sai dove trovarmi.»

«Perché dovrei avere bisogno di te, John?» rispose Sherlock confuso. «Ci vediamo dopo.»

John sembrava sul punto di marciare verso di lui per farlo stare zitto lanciandogli qualcosa, come una delle ciabatte che indossava, ma cambiò idea all’ultimo. Sherlock si alzò di scatto, e per la sorpresa l’asciugamano di John cadde, facendogli imporporare le guance.

«A dopo.»

***

«Sherlock, sei sicuro di voler andare da Speedy? Sai, ho appena vinto alla lotteria, se vuoi possiamo pranzare da qualche altra parte. C’è quel nuovo ristorante dietro l’angolo, ho sentito dire che fanno un ottimo branzino.»

«Per me è uguale, John. Come preferisci» rispose Sherlock, distratto come sempre negli ultimi tempi. John smise di camminare e iniziò a sparare una raffica di parole alle sue orecchie.

«Adesso ti fermi e ne parliamo. Si può sapere che cosa ti sta succedendo? Sei peggio del solito, è impossibile parlare con te, sei sempre distratto e non mi ascolti mai! Lo sai che puoi contare su di me, vero?»

«Certo, John, grazie» annuì Sherlock guardandolo con aria gentile. Tratteneva a malapena le risate.

«Mi piacerebbe essere al tuo posto più di quanto tu immagini, lo sai? Tu hai una mente così semplice, John. Vedi solo quello che vuoi vedere.”

John era semplicemente sconvolto.

«E che cosa dovrei vedere?»

Sherlock chinò la testa verso la sua, poi tornò sui suoi passi.

«Un ottimo branzino, hai detto?»

E s’incamminò allegramente dalla parte opposta.

***

«Sherlock, sei stato davvero straordinario. Entusiasmante. Eccellente!» Sherlock aveva risolto un caso apparentemente impossibile in modo assolutamente brillante e John già pregustava l’idea di scriverci un post sul suo blog. “Il segno dei quattro,” pensò, complimentandosi con se stesso per aver avuto un’idea così geniale.

«Grazie, John, credo di aver capito il concetto» minimizzò Sherlock, senza nascondere una punta di orgoglio. “Per caso hai un ombrello?»

«Certo che no, Sherlock» sbottò John. «È assolutamente impossibile che piova» aggiunse, scoppiando a ridere. «Cerchiamo un taxi e torniamo a casa.»

Non appena smise di parlare, una goccia d’acqua gli colpì la fronte.

«Ma che diavolo…»

Molte gocce d’acqua colpirono la fronte di John, mentre cercava disperatamente un riparo. Con la sua più totale sorpresa – o forse no, niente più lo sorprendeva quando si parlava di Sherlock – il suo coinquilino e collega non sembrava intenzionato a fare lo stesso.

«È perché non osservi, John» sorrise. «Vieni qua.» Sherlock corse verso di lui, ma John si scansò.

In lontananza i due sentirono il rombo di un tuono. «Molto peggio di quanto avessi immaginato» ammise Sherlock, parzialmente sconfitto.

«Che cosa…» John era confuso come sempre.

«Ti annoierei, lo sai. »

Questa volta fu il turno di John di ridere. «Se mi conoscessi davvero, sapresti che non mi annoio mai quando ti sento parlare.»

«Se tu mi conoscessi davvero, l’avresti capito.»

«Capito cosa?»

Sherlock accarezzò delicatamente la guancia di John e gli pose un tenero bacio sulle labbra.

«Sherlock Holmes, sei un fottuto stronzo» rantolò John. “Con il tuo supercervello e le tue superdeduzioni non avevi capito che ho una cotta per te da quando mi sono trasferito al 221B?»

«Certo che l’avevo capito» mormorò Sherlock. «Però… l’azione è a un piano così lontano dal pensiero. E…»

John lo interruppe baciandolo appassionatamente, mentre la pioggia di Londra continuava a scrosciare.



Tags: coppia: slash, fandom: sherlock, lunghezza: one shot
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